Tu, poca, misteriosa vita, che posso dire di te?
Se m’hai sempre esibito quest’aria di bambolina truccata;
se non hai fatto mai nulla per persuadermi d’essere vera.
Odiabile, amabile vita! Crudele, misericordiosa.
Che cammini, cammini.
E sei ora fra le mie mani: una spada, un’arancia, una rosa.
Ci sei, non ci sei più: una nube, un vento, un profumo…
Vita, più il tuo fuoco langue più l’amo.
Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare.
Gesualdo Bufalino, Argo il cieco, ovvero i sogni della memoria
Foto di Giuseppe Leone
Oggi i fiori di pero erano nel pieno dello splendore. Si decantano quelli di pesco, simbolo della primavera, ma questi non sono da meno. Primavera, sì, primavera, oggi pioveva e piove ancora. Ma la pioggia ha sparso un buon profumo nell’aria. Ci mancava il sole, oggi. E c’era un’inquietudine colorata. Inquietudine, compagna discreta e così invadente, come il vento, che ora ha preso a fremere e ad agitarsi. Chissà dove va, con la sua capacità di ficcarsi dappertutto. Andrà lontano. Credo che domani uscirà il sole.
The sun rises slowly from the east. The sunshine becomes stronger by the moment. As it moves farther away from the horizon, the day becomes brighter.
Una volta una persona raccontò che metteva i guanti per sbucciare i mandarini, le dava fastidio quell’odore penetrante che lasciavano sulle mani. La sua casa bella e perfetta mi mise addosso una certa inquietudine ed anche l’albero di natale con la sua simmetria di addobbi e luci, che pure avrei voluto avercelo uno così.
Che cosa c'è di più celeste di un cielo che ha vinto mille tempeste.

L’ultimo film di Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna, mi ha lasciato molto perplessa. Mi aspettavo veramente di più.
E’ stata piacevolissima, invece, la visione di Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio, regista esoridiente a 59 anni, già sceneggiatore e aiuto regista. Un film molto delicato, con delle protagonisti non professioniste assolutamente brave e capaci - con la loro purezza e veracità - di dare al film un’intonazione leggera, scanzonata e nel contempo profondamente realista. Allo stesso modo, il protagonista Gianni, uomo di mezz’età in bilico tra piccoli vizi e senso di precarietà.
Sulla sfondo una Roma deserta e assolata, in cui il tempo procede gradevolmente lento, frenando il passo accelerato di un mondo che non sa invecchiare e molto probabilmente neppure essere giovane.
C’è qualcosa di strano in questa domenica mattina. Sarà per il sapore di quella ripartenza cui non ero più abituata, di quelle domeniche degli abbracci stretti fino al venerdì. Sarà perché l’estate sta andando via con uno strascico di freddo improvviso. E tutto è così indefinito. Questa percezione del tempo che sfugge accompagnata da una vaga costrizione a correre dietro varie incombenze pesa parecchio. E mi pesa sentire sciocchezze ministeriali, vedere qui e là gente rigonfia di vacuità, e mi pesa percepirmi intollerante.
Vorrei scrivere di più, catturare le immagini di questa stagione immensa prima che la memoria dimentichi i particolari. Ma è forte la sensazione di aver vissuto bene, di aver assaporato quello che c’era da assaporare. Dilaterò questo tempo ancora, mi darò da fare.

Non ero a conoscenza dell’esistenza della categoria del “professore meridionale”. Pensavo che solo i caciocavalli, gli ortaggi e compagnia producendo, potessero vantare peculiari caratteristiche sulla base del proprio luogo di provenienza. Evidentemente bisogna studiare di più: si scoprono cose nuove.
Del resto, ci aveva già pensato il libro Cuore a parlare di scuola per regioni e categorie, raggiungendo picchi di pathos come nella famosa espressione “E quell’infame sorrise” che bollava il “cattivo” Franti. Leggevo per caso il racconto qualche giorno fa in compagnia, non sapevamo se ridere o cosa. Non ricordavo questi picchi, il libro mi era stato proposto alle elementari come un libro sacro, ma da piccoli non si sa diffidare delle cose troppo serie.
E' passato più di un secolo da quell’Italia lì... o no? Molto sottile quest’articolo di Francesco Merlo, almeno si sorride un po’ sull’ idiozia, e in questi casi non si è mai abbastanza infami.