TRAS-VOLARE

. . . «trasvola sopra l'ultima papilla la farfalla e la lingua la spilla
e ripeschiamo l'oh dello stupore col quale incorniciamo il fragile leggero di quel che non diciamo» . . .

lunedì, 23 novembre 2009

Preghiera, dietro le quinte

Tu, poca, misteriosa vita, che posso dire di te?

Se m’hai sempre esibito quest’aria di bambolina truccata;

se non hai fatto mai nulla per persuadermi d’essere vera.

Odiabile, amabile vita! Crudele, misericordiosa.

Che cammini, cammini.

E sei ora fra le mie mani: una spada, un’arancia, una rosa.

Ci sei, non ci sei più: una nube, un vento, un profumo…

Vita, più il tuo fuoco langue più l’amo.

Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare.

Gesualdo Bufalino, Argo il cieco, ovvero i sogni della memoria

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categorie: citazioni, letteratura, momenti di musica e rumore
giovedì, 05 novembre 2009

"Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti" di Italo Calvino

"Questo testo e’ apparso per la prima volta su ’la Repubblica’ il 15 marzo 1980, ma appare negli appunti dell’archivio Calvino con il titolo ’La coscienza a posto’. E’ stato ripubblicato in Romanzi e racconti (Meridiani Mondadori, 1994, vol. 3, pp. 290-293) come ’La coscienza a posto (Apologo sull’onesta’ nel paese dei corrotti)’. Ringraziamo Ester Singer Calvino per averci permesso di riproporlo".
("Lo straniero", n. 72 del giugno 2006)


C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, ne’ che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti piu’ o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perche’ quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si e’ piu’ capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioe’ chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere gia’ aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perche’ per la propria morale interna, cio’ che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalita’ formale, quindi, non escludeva una superiore legalita’ sostanziale. Vero e’ che in ogni transazione illecita a favore di entita’ collettive e’ usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se’ una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioe’ poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attivita’ lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiche’ in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attivita’ che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civilta’ poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (cosi’ come in certe localita’ all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziche’ il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicita’ passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attivita’ illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

*

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziche’ di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosi’ che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilita’ nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cosi’ tutte le forme di illecito, da quelle piu’ sornione a quelle piu’ feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilita’ e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

*

Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, ne’ patriottici, ne’ sociali, ne’ religiosi, che non avevano piu’ corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano cosi’, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtu’ sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per se’ (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute piu’ nascoste; in una societa’ migliore non speravano perche’ sapevano che il peggio e’ sempre piu’ probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cosi’ come in margine a tutte le societa’ durate millenni s’era perpetuata una controsocieta’ di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocieta’ che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare "la" societa’, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societa’ dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di se’ (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, cosi’ la controsocieta’ degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversita’, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno piu’ dire, di qualcosa che non e’ stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’e’.

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categorie: letteratura, attualità, questioni morali
giovedì, 15 ottobre 2009

La frode e la benedizione della parola

Si respirano parecchie tossine, c'è bisogno di periodiche anestesie locali. Talvolta una parola salva.

"Storia è il gesto con cui s'intride il pane nella madia o si falcia il grano; storia è un nomignolo fulmineo, un proverbio cattivante, l'inflessione d'una voce, la sagoma d'una tegola, il ritornello d'una canzone; tutto ciò, infine, che reca lo stemma del lavoro o della fantasia dell'uomo. Materia che deperisce prima d'ogni altra e di cui nessuno, quasi, si cura di custodire i reperti.
E' a questo punto che interviene la frode e la benedizione della parola. Come altri chiama in soccorso il trespolo degli spiriti, così qui la parola si fa umile scongiuro a dar corpo, barlume di corpo e di vita vicaria, alle ombre di un futile e straziante al di là. Non senza la fiducia di un risarcimento espiatorio, e secondo un'intenzione di presepe e altarino privato: come quelli che su un comò si fanno da noi il giorno dei defunti, con un'immagine sacra e un lumino".

G. Bufalino, Museo d'ombre

Foto di Giuseppe Leone
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categorie: letteratura
lunedì, 05 ottobre 2009

3 ottobre 2009

L'intervento dei precari della scuola in Piazza del Popolo a Roma. Parla per tutti una docente napoletana: Antonella Vaccaro.

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categorie:
mercoledì, 01 aprile 2009

Fiori di pero

Oggi i fiori di pero erano nel pieno dello splendore. Si decantano quelli di pesco, simbolo della primavera, ma questi non sono da meno. Primavera, sì, primavera, oggi pioveva e piove ancora. Ma la pioggia ha sparso un buon profumo nell’aria. Ci mancava il sole, oggi. E c’era un’inquietudine colorata. Inquietudine, compagna discreta e così invadente, come il vento, che ora ha preso a fremere e ad agitarsi. Chissà dove va, con la sua capacità di ficcarsi dappertutto. Andrà lontano. Credo che domani uscirà il sole.

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categorie: stati d animo, stagioni
mercoledì, 11 marzo 2009

E vabbè, vorrei proprio Lei, la Primavera

The sun rises slowly from the east. The sunshine becomes stronger by the moment. As it moves farther away from the horizon, the day becomes brighter.

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categorie:
mercoledì, 14 gennaio 2009

Mandarini

Una volta una persona raccontò che metteva i guanti per sbucciare i mandarini, le dava fastidio quell’odore penetrante che lasciavano sulle mani. La sua casa bella e perfetta mi mise addosso una certa inquietudine ed anche l’albero di natale con la sua simmetria di addobbi e luci, che pure avrei voluto avercelo uno così.
Mi sembra strano, pensai, una fatica innaturale, tanto vale non mangiare dell’albero  perché, così, sì che è peccato. Mi ha sempre divertito quello spruzzo di profumo che sparge il mandarino mentre lo si sbuccia. Che abbia atteso troppo per uscire. Lo fa con estrema prorompenza. E' inebriante, direi proprio sensuale.
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categorie: stati d animo, momenti di musica e rumore
sabato, 03 gennaio 2009

Come una vecchia canzone...

Che cosa c'è di più celeste di un cielo che ha vinto mille tempeste.
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categorie: momenti di musica e rumore
martedì, 30 dicembre 2008

Sacramonia . . .

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categorie:
venerdì, 26 dicembre 2008

Regali

Era arrivato il tempo dei regali, utili, di dovere, belli, di piacere, rigorosamente conformi all'arcaico “principio di reciprocità”, talvolta impacciati da un senso di formalità, ma anche insolitamente privi dell’ansia da disobbligo, quelli che si fanno per il puro piacere di dare piacere. La maggior parte non indovinati, e vabbè… ma se c’è il pensiero, quello basta, si sa. A caval donato non si guarda in bocca. Ma si guarda al donatore e al suo buon cuore.
Al di là di dispute tra teorie antropologiche e proverbi sui doni, certo è che di fronte a certi regali non si resiste. Uno è questo. 



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categorie: cinema, umorismo
giovedì, 25 dicembre 2008



Auguro a tutti i viandanti uno splendido Natale
rigorosamente rosso!
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categorie:
giovedì, 04 dicembre 2008

Umiltà e umiliazione

Una mattinata di quelle che non amano scorrere leggere, con due-tre alunni che hanno deciso di farti perdere la pazienza, senza esserci per fortuna riusciti. E pioggia, cielo grigio. Entro alla posta e c’è una fila lunghissima di persone anziane. Sono lì per la famigerata social card del governo Babbo Natale. Hanno tutti lo stesso modulo in mano. Prendo il numero per la mia operazione, scopro di avere circa quaranta persone davanti. Ci rinuncio, ritorno un altro giorno. Poi indugio e nell’attesa mi metto ad osservare quella fila anonima e smisurata. Alcuni hanno volti rassegnati, altri fortemente irritati per l’attesa. E’ gente povera, lo si vede dal giaccone sfilacciato di una vecchietta e dall’aspetto trasandato di molti altri. L’ennesima umiliazione populistica e demagogica. Umiliante per chi deve ricevere l’elemosina, ed umiliante per chi deve osservare lo spettacolo. Lo spettacolo, appunto. Tutto previsto, tutto studiato a tavolino. Ogni singolo atto. Solo due cose non erano previste:
1. questa gente ha capito l’astuta mossa dei burattinai, non ci voleva poi tanto  (ad un certo punto, è scoppiata una lite per le posizioni in fila, si stava per arrivare alle mani o almeno si era paventato, quando uno ha esclamato: “E finiamola! Questa è l’Italia, questo è Berlusconi! Non ce li potevano mettere sulla pensione ‘sti quattro soldi!” e in molti a dargli ragione)
2. l’umilità ha dignità, che non ha l’umiliazione. Ma quest’ultima cosa, un governo così proprio non la poteva prevedere.
postato da aliante80 alle ore 22:14 | link | commenti (6)
categorie: politica, imprecazioni, attualità
domenica, 12 ottobre 2008

Al cinema

L’ultimo film di Spike Lee, Miracolo a Sant’Anna, mi ha lasciato molto perplessa. Mi aspettavo veramente di più.

E’ stata piacevolissima, invece, la visione di Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio, regista esoridiente a 59 anni, già sceneggiatore e aiuto regista. Un film molto delicato, con delle protagonisti non professioniste assolutamente brave e capaci - con la loro purezza e veracità - di dare al film un’intonazione leggera, scanzonata e nel contempo profondamente realista. Allo stesso modo, il protagonista Gianni, uomo di mezz’età in bilico tra piccoli vizi e senso di precarietà.
Sulla sfondo una Roma deserta e assolata, in cui il tempo procede gradevolmente lento, frenando il passo accelerato di un mondo che non sa invecchiare e molto probabilmente neppure essere giovane.

postato da aliante80 alle ore 00:03 | link | commenti (7)
categorie: cinema
domenica, 21 settembre 2008

C’è qualcosa di strano in questa domenica mattina. Sarà per il sapore di quella ripartenza cui non ero più abituata, di quelle domeniche degli abbracci stretti fino al venerdì. Sarà perché l’estate sta andando via con uno strascico di freddo improvviso. E tutto è così indefinito. Questa percezione del tempo che sfugge accompagnata da una vaga costrizione a correre dietro varie incombenze pesa parecchio. E mi pesa sentire sciocchezze ministeriali, vedere qui e là gente rigonfia di vacuità, e mi pesa percepirmi intollerante.

Vorrei scrivere di più, catturare le immagini di questa stagione immensa prima che la memoria dimentichi i particolari. Ma è forte la sensazione di aver vissuto bene, di aver assaporato quello che c’era da assaporare. Dilaterò questo tempo ancora, mi darò da fare.   

postato da aliante80 alle ore 11:47 | link | commenti (10)
categorie: attese
martedì, 26 agosto 2008

Il professore meridionale


Non ero a conoscenza dell’esistenza della categoria del “professore meridionale”. Pensavo che solo i caciocavalli, gli ortaggi e compagnia producendo, potessero vantare peculiari caratteristiche sulla base del proprio luogo di provenienza. Evidentemente bisogna studiare di più:  si scoprono cose nuove.

Del resto, ci aveva già pensato il libro Cuore a parlare di scuola per regioni e categorie, raggiungendo picchi di pathos come nella famosa espressione “E quell’infame sorrise” che bollava il “cattivo” Franti. Leggevo per caso il racconto qualche giorno fa in compagnia, non sapevamo se ridere o cosa. Non ricordavo questi picchi, il libro mi era stato proposto alle elementari come un libro sacro, ma da piccoli non si sa diffidare delle cose troppo serie.

E' passato più di un secolo da quell’Italia lì... o no? Molto sottile quest’articolo di Francesco Merlo, almeno si sorride un po’ sull’ idiozia, e in questi casi non si è mai abbastanza infami.

postato da aliante80 alle ore 01:26 | link | commenti (8)
categorie: politica, imprecazioni, noia, curiosità-segnalazioni

Chi sono

Utente: aliante80
Un aliante tras-volante, che insegue il sogno di volare e su certe cose preferisce trasvolare. E in questo angolino di cielo si trasvola da un pensiero, da un’emozione all’altra, ma... si è messa una strana idea in testa: nell’etimo di “tras-volare†(tras > trans = attraverso, oltre) potrebbe essere racchiuso il senso della sua vita: “volare attraverso†la vita per “volare oltre†la vita; e viceversa. Cosa significa veramente ancora non lo sa. Lasciatela vivere e... non lo capirà. Ma tras-volate insieme a lei, almeno godrà di un momento di felicità... :D

Sorryso

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